Quello che più ci interessa però è osservare i libri di Lin Carter dal punto di vista letterario. Innanzi tutto il personaggio di Thongor: esso è ricalcato fedelmente sul più famoso Conan di Robert E. Howard, sia come atteggiamenti e carattere, sia come curriculum vitae; vediamo infatti che Thongor, come Conan, prima di diventare re ha fatto una quantità enorme di mestieri più o meno leciti, come il ladro, il pirata, il mercenario ecc. ecc. Non c'è nulla di nuovo quindi, letterariamente parlando, nel personaggio di Thongor. Come tecnica espositiva Lin Carter segue invece quella usata da Edgar Rice Burroughs nei primi romanzi della sua lunga e fortunata carriera di scrittore e specialmente prende a prestito dai romanzi su John Carter di Marte di Burroughs diversi elementi: ad esempio la razza di giganti nomadi che divengono, nel corso dei suoi libri, gli amici più fedeli dell'eroe. Unica differenza: i Tharks di John Carter sono verdi ed i Rmohal di Thongor blu. Un altro elemento « copiato » sono i « galleggianti » o « volatori », le navi volanti che solcano il cielo di Marte o di Lemuria. Questa del resto è una invenzione molto felice di Burroughs, che è stata ripresa da molti autori, per fare un esempio citiamo Jack Vance con le sue zattere volanti del ciclo di Tschai. La tecnica espositiva di Burroughs, «copiata» da Lin Carter consiste, oltre che in una estrema linearità di linguaggio, in alcuni accorgimenti tecnici che servono ad accrescere di molto la suspence e a tenere sempre più avvinta l'attenzione del lettore. Notiamo infatti nei due autori che generalmente l'azione si svolge contemporaneamente in due (a volte tre o quattro) luoghi di azione differenti. I capitoli invariabilmente finiscono con Thongor che precipita in un burrone (per fare degli esempi) o magari la moglie di John Carter è minacciata di stupro da un rivale di turno. Il successivo capitolo non svela mai come l'eroe o l'eroina riescono a salvarsi, anzi l'azione si sposta su altri personaggi comprimari ed anche questi in genere, alla fine del capitolo, sono minacciati da nuovi pericoli. Nel seguente capitolo si ha la spiegazione del come l'eroe si era salvato, e l'azione prosegue fino a che, negli ultimi capitoli, si ha la riunione dei due o più gruppi di personaggi e la storia finisce con la sconfitta dei nemici. Questo tipo di narrazione, se offre indubbiamente diversi vantaggi allo scrittore, comporta però alla lunga un certo senso di stanchezza nel lettore. Questi indubbiamente si crea le sue preferenze nell'ambito dei vari personaggi e desidererebbe quindi poter leggere in ogni capitolo delle loro avventure. Ecco quindi che i capitoli che trattano di altri personaggi sono letti alla fin fine con più malavoglia rispetto agli altri. C'è da dire inoltre che lo stile di Lin Carter non è quello di Burroughs che, pur avendo le sue pecche, era per lo meno corretto. In Lin Carter abbondano invece le ripetizioni (vedasi ad esempio nell'introduzione al primo libro, che ho riportato all'inizio, l'uso delle parole «reptilian rate» e «age of reptiles» che ho tradotto con «razza rettiliforme» e «età dei rettili») ed abbondano i periodi brevi, a volte di una sola frase, completata magari da un punto esclamativo o interrogativo, che Carter usa per dare più enfasi al discorso (del tipo: « Thongor colpì! »). Come soggetto Lin Carter utilizza lo schema classico della ricerca o dell'Odissea (vedasi le peregrinazioni di Thongor e compagni in «Wizard» per forgiare la spada di Nemedis). Le situazioni avventurose che capitano ai personaggi sono tratte pari pari dai più illustri Conan, John Carter e anche Tarzan (esempio, quando Thongor è rapito da uno pterodattilo in « The wizard of Lemuria », la situazione è esattamente la stessa che si verifica in « Tarzan at the Earth's core »). Lin Carter aggiunge anche un altro ingrediente per confezionare (è il caso di dirlo) il suo Thongor. Egli infatti attinge agli orrori ed alle paure a volte inconscie di cui era maestro Lovecraft, creando una cosmogonia simile a quella dei miti di Ctulhu. I suoi Dei del Caos ricordano inoltre gli Dei dallo stesso nome che combattono contro Elric e Corum nelle storie di Michael Moorcock. Non dobbiamo infatti dimenticare che Lin Carter è amico di Moorcock e quest'ultimo aveva cominciato a scrivere sugli Dei del Caos molto prima di Carter. Per ciò che riguarda la spada che Thongor ricerca, va notato che ha un nome (Spada di Nemedis) e nel libro «Thongor alla fine del tempo» è la «Spada di Luce» che aiuta Thongor a tornare nel regno dei vivi. Anche le spade di Orlando e Sigfrido avevano il loro nome, come del resto quelle di Frodo e Gandalf nel « Signore degli Anelli » di Tolkien. Lin Carter infatti non è estraneo allo studio delle « Chanson de geste » e ai « Medioval Romance » ed in effetti ha compiuto un ottimo lavoro su Tolkien nel libro «A look behind the Lord of the Rings» dove fa anche una breve storia della «fantasy» dai poemi epici ai giorni nostri. A merito di Lin Carter va detto infatti che egli è molto più in gamba come critico che come scrittore. Egli stesso ammette che storie del tipo di Thongor sono molto facili a scrivere, mentre il libro su Tolkien gli è costato più tempo e fatica. Stabilito quindi che i libri di Thongor non hanno niente di originale in se per se, c'è da chiedersi se essi siano completamente negativi. lo non direi così: anche se Lin Carter in Thongor non «inventa» niente, ha per lo meno il merito di riunire stili e situazioni avventurose di diversa matrice in un tutto unico, creando così delle storie che bene o male hanno il loro fascino. Del resto fra gli scrittori di fantasy Carter ha un posto importante, sia per le sue revisioni insieme con De Camp alle storie di Howard su Conan, sia per il lavoro che svolge come aderente a S.A.G.A. (Swordsmen and Sorcerers Guild of America Ltd. - Lega degli spadaccini e stregoni di America) una associazione un po' burlesca e un po' seria, che raduna però, oltre a Carter, autori del calibro di Sprague de Camp, Michael Moorcock, Andre Norton, John Jakes, Fritz Leiber, Poul Anderson e Jack Vance.Stabilito quindi che per lo meno il primo libro di Thongor, e forse anche il secondo, dovrebbero apparire nella biblioteca di ogni amante della fantasy e della eroic fantasy in particolare. Per completare il discorso su Thongor va fatto notare che il personaggio a fumetti dello stesso nome ed edito dalla Marvel a partire dal n. 22 di « Creatures on the loose », è apparso in Italia dal n. 10 al n. 22 del quindicinale « Conan e Kazar ». C'è da notare che lo scrittore della sceneggiatura di queste storie (che ricopiano fedelmente le storie « Ladri di Zangabal » e «Il mago di Lemuria») era all'inizio George Alce Effinger, ottimo scrittore di fantascienza (citiamo ad esempio la trasposizione in libri del primo ciclo televisivo sul Pianeta delle Scimmie), mentre il disegnatore era Val Mayerick, nuovo acquisto, all'epoca, per la Marvel, ma amico e collaboratore di Dan Adkins da vecchia data. La visione grafica di Thongor fu recepita dai primi disegni di Gray Morrow per le copertine della Ace books e non è stata quindi presa in considerazione la raffigurazione dell'eroe data da G. Wood per le copertine inglesi della Tandem books, dove fra l'altro l'eroe portava un buffo copricapo con ali e corno frontale Mayerik è stato poi soppiantato nel disegnare Thongor da Vicente Alcazar i cui disegni, se forse più incisivi, mancano però della precisione nel tratto di Mayerick. Queste storie, pubblicate su « Conan e Kazar », possono servire comunque al lettore che non legge l'inglese, a conoscere in via di prima approssimazione le storie originali del primo e più importante personaggio di Lin Carter.
Fabrizio Frosali | | |  | |  |
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